Intervista a Carlo Teardo, presidente della Federazione Italiana Mercanti d’Arte

In occasione della XLV Mostra Mercato Nazionale d’Antiquariato Città di Pennabilli, abbiamo chiesto a Carlo Teardo, Presidente di FIMA, Federazione Italiana Mercanti d’Arte, un giudizio sull’attuale situazione del mercato nazionale dell’antiquariato.

Pennabilli Antiquariato – Qual è oggi, dal suo punto di vista privilegiato, lo stato del mercato dell’antiquariato italiano?

Carlo Teardo – Non penso di affermare niente di nuovo dicendo che il mercato antiquario, al pari dell’economia complessiva, soffre della crisi in atto ed ha visto ridursi del 20% il numero degli esercizi nel corso degli ultimi due anni.

Molte gallerie hanno optato per le vendite via internet al fine di superare i confini di una normativa troppo restrittiva e burocratica.

Da una recente indagine risulta che il valore del mercato dell’arte in Italia non supera il mezzo miliardo di euro, rappresentando il 9% del totale europeo.

Si tratta, quindi, di un valore limitato rispetto ai dati del mercato inglese o francese, senza contare che il nostro Paese ha un patrimonio artistico di eccezionale valore e molto vario.

Ma le criticità più evidenti vengono da leggi rigide, controlli insopportabili, lacci e lacciuoli che impediscono al mercato di crescere ed anzi affievoliscono gli entusiasmi dei mercanti d’arte nazionali.

Pur non rappresentando più un investimento eccellente, l’arte continua a mantenere un discreto livello di interesse per privati e collezionisti (circa il 37% della clientela), seguiti da mercanti e case d’asta. Si riduce, invece, la percentuale di istituti di credito, fondazioni, musei, ecc.

Il mercato dell’arte antica è poi penalizzato dal regime scarsamente liberalista del nostro paese che compromette il numero di transazioni.

PA – La crisi ha influito in questi anni non solo sul mercato dell’antiquariato, ma anche su un vastissimo indotto composto da artigiani e professionisti, che era stato valutato nel 2007 in 16 milioni di addetti. Quanta parte di questo patrimonio si è perduto? Quanta è ancora recuperabile?

Carlo Teardo – La crisi che ormai si è protratta per tutti questi anni ha mietuto molte “vittime” sia sul mercato vero e proprio sia sull’indotto. Molti galleristi e mercanti d’arte antica hanno dovuto chiudere per molteplici ragioni quali i prezzi ormai troppo alti, la mancanza di ricambio generazionale della clientela, la “estinzione” di quella borghesia illuminata (e dalle grandi risorse) che rappresentava un bacino importante nel panorama economico della società, ma molto ha giocato anche l’evidente inadeguatezza del mondo antiquariale all’utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione L’unica consolazione è che questa crisi ha allontanato dal settore gli “speculatori dei facili guadagni”. In realtà penso che l’Antiquariato non possa finire mai, sarebbe come cancellare la nostra storia, i nostri avi. E’ però necessario ed urgente modificare il modo di proporre la figura dell’Antiquario nel panorama economico e sociale del nostro Paese. La diffusione della conoscenza, della cultura dell’Arte nei secoli attraverso mezzi virtuali come i media, l’informatica, i video in simbiosi con mostre culturali e mercantili affinché si possa “vivere” le opere, credo sia utile. La scuola può svolgere una funzione importantissima, non solo aumentando le ore di lezione dedicate alla “storia dell’arte”, ma spingendo i giovani a visitare i musei e le mostre, a scaricare “app” che spiegano l’arte, ad interagire con gli Antiquari che devono essere convincenti nel far comprendere ai ragazzi che quello che propongono è frutto di una ricerca, di uno studio, di un amore per l’antico.

Detto questo mi sento di ribadire che, nonostante il momento di sofferenza, il settore antiquario ha un elemento caratterizzante: la passione. Il professionista antiquario fa un mestiere bellissimo ed è un testimone eccellente e passionale dell’arte e del “bello”.

PA – Lei ha partecipato in passato ad alcune edizioni di Pennabilli Antiquariato, conosce bene le caratteristiche della mostra e lo stimolante palcoscenico naturale e culturale in cui si colloca. Quali sono i suoi ricordi di quell’esperienza e come definirebbe la nostra mostra nell’ambito delle mostre nazionali di settore?

Carlo Teardo – E’ passato molto tempo e allora il mercato era brillante, quindi è un bellissimo ricordo. Posso definire la rassegna come: tranquilla, divertente, amicale, ospitale, intensa. Non ci si annoiava un istante, né durante le ore di mostra né dopo la chiusura. Ho visitato la Mostra anche in anni successivi con piacere e debbo dire che nell’ambito nazionale ha sempre mantenuto un decoroso livello tenuto conto del periodo estivo. Ha anche rappresentato un significativo richiamo per collezionisti provenienti dal centro Italia non solo per i turisti in villeggiatura sulla costa che potevano, visitando la mostra, apprezzare quanto esposto ed avere un po’ di tempo per il Paese veramente delizioso ed in posizione invidiabile.

PA – Quali azioni sarebbero prioritarie per il rilancio dell’attenzione nei confronti dell’arte e dell’antiquariato in Italia? In particolare quali competono alle tre figure: antiquari, organizzatori di eventi di alto livello e, soprattutto, istituzioni?

Carlo Teardo – Ritengo che dovrebbe essere compito delle Istituzioni rilanciare l’Arte e l’Antiquariato e non considerarlo, come avviene oggi, solo strumento per il turismo, ma motore di crescita culturale, coinvolgendo organizzatori e Mercanti d’Arte.

Appare indispensabile sostenere il settore con alleggerimenti burocratici ed iniziative che possano contribuire a rivalutare la figura dell’Antiquario. E’ necessario ed urgente aggiornare la legge di notifica che di fatto ingessa gli acquisti da parte di privati e turisti esteri e ridurre la pressione fiscale che sta rendendo asfittico il mercato.

Quale strada consiglierebbe oggi a un giovane appassionato di cultura, arte, storia, intenzionato ad arricchire la propria casa con mobili, quadri, oggetti d’epoca oppure a iniziare una collezione di nicchia?

Carlo Teardo – Frequentare musei e mostre, leggere libri di storia e d’arredo, crearsi un’idea estetica e pratica e poi acquistare un’opera certificata, come inizio farsi sempre consigliare da un professionista antiquario. Il proprio gusto va affinato, il proprio intuito soddisfatto.

Naturalmente non posso che invitare a visitare delle mostre, magari con amici affinché diventino momenti di cultura e di socializzazione.

L’articolo Intervista a Carlo Teardo, presidente della Federazione Italiana Mercanti d’Arte sembra essere il primo su Pennabilli Antiquariato.

,

Dalla XLV Mostra Nazionale d’Antiquariato Città di Pennabilli uno sguardo al mercato

Qual è la situazione attuale e quali sono le prospettive del mercato nazionale dell’arte e dell’antiquariato? Abbiamo realizzato un sintetico quadro della situazione basato sulle analisi di alcuni autorevoli centri studio europei.

Le relazioni pubblicate da alcuni autorevoli analisti europei hanno confermano il risultato positivo del mercato italiano dell’arte e dell’antiquariato che, nel 2014, ha registrato una crescita complessiva del 10% in valore rispetto all’anno precedente, un importante e forse inatteso cambio di tendenza che si manifesta dopo anni di stagnazione e di flessione, a cui corrisponde una crescita dei prezzi medi.

Il recente rapporto compilato da The European Fine Art Foundation evidenzia l’assenza, nel nostro Paese, della fascia alta, fattore che, nonostante la crescita, determina un minor peso globale dell’Italia nel mondo (0,8%) e in Europa (2,5%) rispetto all’1% e al 3% del 2013. Le perdite vanno fatte risalire soprattutto al settore delle aste, che in Italia è decisamente più debole, mentre è dominato da Stati Uniti (35%), Cina (31%) e Regno Unito (20%).

La situazione è sensibilmente diversa se ci si riferisce al numero delle transazioni, rispetto al quale l’Italia segna il 5% a livello globale (-1% rispetto al 2013) andando a occupare il settimo posto dietro a Stati Uniti (20%), Cina (19%), Francia (12%), Regno Unito (9%) e Germania (7%).

Nel 2014 il prezzo medio di un’opera venduta all’asta in Italia è stato di 7455 euro contro una media europea di 24.081 euro all’interno della quale il Regno Unito spicca con una quota di 86.822 euro. Comunque i prezzi all’asta sono sensibilmente cresciuti in Italia nell’ultimo anno: +24,8%.

Levita anche il mercato delle vendite private e in galleria, che, nella fascia di prezzo tra i 3000 e i 50.000 euro, che riguarda poco meno del 90% delle transazioni italiane, sarebbero cresciute del 10% rispetto al 2013.

Sul nostro commercio estero incidono negativamente leggi macchinose e una burocrazia farraginosa, mentre la crisi ha ridotto le possibilità economiche di molti nostri collezionisti facendo sì che l’Italia non appaia tra le nazioni indicate dai mercanti internazionali come nazione d’origine dei loro principali clienti.

Va rilevato comunque che alla crescita del numero delle transazioni non corrisponde un aumento del fatturato, che si sarebbe ridotto mediamente del 13% in quanto la maggior parte di queste transazioni si inseriscono nella fascia più bassa di prezzo.

In conclusione, il nostro Paese non importa (nel 2013 l’import italiano è crollato del 53%) e occupa solo il 2% delle esportazioni globali d’arte.

Le analisi rivelano che il collezionismo è più orientato al minimal e all’arte contemporanea, caratterizzata da ampie fluttuazioni e opportunità di rivalutazione, le opere antiche, al contrario, sono associate a vincoli che non aiutano lo sviluppo del mercato. Tuttavia, da settori come il mobile d’epoca, utilizzato come prestigioso elemento d’arredo, o dalle nicchie seguite dai collezionisti che ricercano l’oggetto di grande pregio, provengono segnali positivi grazie anche al fatto che le quotazioni attuali avvantaggiano notevolmente il compratore.

La disponibilità di denaro non è comunque sufficiente allo sviluppo del mercato dell’antiquariato, altrettanto importante sono il livello di cultura e la capacità di valutazione estetica che spingono al possesso di un bene non solo a fini economici.

Collezionisti, investitori e entusiasti del bello sono tornati ad avvicinarsi all’arte antica, prediligendo l’alta qualità. Dal 2001 a oggi, il comparto degli Old Master è cresciuto del 157,5%. L’antiquariato italiano potrebbe quindi tornare in auge ridando ossigeno ai mercanti, ma anche a un indotto che viene spesso sottovalutato e che si compone di molte migliaia di artigiani e professionisti: restauratori, tappezzieri, falegnami, ebanisti, corniciai, orefici, rilegatori, periti, critici, giornalisti specializzati e di un terziario impegnato nell’organizzazione di fiere, mostre e altri eventi. In Italia vi sono circa 30 case d’asta, 100 mostre di antiquariato, più di 500 mercati e fiere. Un settore molto articolato con un indotto che, nel 2007, Nomisma valutava in 16 milioni di addetti.

Una crescita dell’interesse per le opere del mercato italiano potrebbe offrire nuove opportunità di lavoro non solo agli antiquari, ma anche a tanti artigiani e restauratori che vengono riconosciuti come i migliori nel mondo, un dato che dovrebbe spingere a una inversione di tendenza rispetto alla scarsa attenzione che la politica e, di conseguenza, spesso, anche l’informazione hanno dedicato negli ultimi decenni alla cultura in generale e a questo settore in particolare.

 

L’articolo Dalla XLV Mostra Nazionale d’Antiquariato Città di Pennabilli uno sguardo al mercato sembra essere il primo su Pennabilli Antiquariato.